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2020, immondizia elettronica a livelli spaventosi |
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Giovedì 25 Febbraio 2010 15:00 |
Riportiamo un articolo di Manolo De Agostini pubblicato martedì 23 febbraio 2010 su www.tomshw.it
Le Nazioni Unite lanciano l'allarme sui rifiuti elettronici. La crescita delle vendite nei paesi in via di sviluppo - come la Cina, l'India, il Sud America e alcuni stati africani - rischia di creare nuove montagne di rifiuti elettronici pericolosi per l'ambiente e la salute pubblica. Vecchi computer portatili e desktop, TV, stampanti, lettori MP3 e più che ha, più ne metta: nel 2020 gli e-waste (i rifiuti tecnologici) potrebbero crescere dai livelli del 2007 in Sud Africa e Cina del 200/400 percento, mentre in India potrebbero toccare un incremento del 500%. La vendita di cellulari in Cina creerà spazzatura 7 volte maggiore rispetto al 2007. In India il dato è ancora più impietoso, si pronostica un aumento dei rifiuti di diciotto volte.
La Cina ha prodotto, solo in questo scorcio di 2010, 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, seconda solo agli Stati Uniti con 3 milioni di tonnellate. Nonostante siano state bandite le importazioni di spazzatura elettronica, la Cina è ancora la discarica a cielo aperto più grande per i paesi in via di sviluppo. Purtroppo, tutti questi rifiuti devono essere trattati in maniera appropriata e in Cina ciò non accade. I comuni cittadini, per recuperare materiali preziosi, spesso incendiano i componenti elettronici.
Le Nazioni Unite, a conclusione della loro disamina, incoraggiano il fiorire di azioni globali congiunte che si prendano carico del problema prima che possa sfociare, come hanno evidenziato i dati, in una catastrofe. Tra le soluzioni c'è quella di far un uso sempre maggiore di materiali riciclati. In prima linea, in questo caso, ci devono essere le aziende. Come evidenziato da GreenPeace in passato, è possibile fare un uso sempre inferiore di sostanze tossiche, facilitando le operazioni di riciclaggio.
Per quanto concerne i consumatori, il consiglio migliore è quello di
non buttare nulla o acquistare qualcosa che effettivamente non ci serve. Nell'era del consumismo è un messaggio difficile da far passare - specialmente dalle pagine di un sito che si occupa di tecnologia - ma spesso si dimentica che ciò che buttiamo non si smaterializza, ma rimane sul "groppone" delle generazioni future.
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